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da www.repubblica.it
"Fede, 6 mitico!".
"Grazie x aver scritto il libro ke più mi rappresenta".
"Il tuo libro m'ha lasciato sott'acqua!". Straripa di commenti
entusiasti il blog di Federico Moccia, romano di 42 anni, dopo l'uscita di
"Ho voglia di te" (Feltrinelli), da un mese in testa alle
classifiche. Al Festival di Sanremo è stato perfino omaggiato dai suoi
amici della band Zero Assoluto: "Proprio ora che / camminiamo tre
metri sopra il cielo...", hanno gorgheggiato. Piace molto ai
teenagers, Moccia. Merito loro se "3 metri sopra il cielo",
uscito per una piccola casa editrice nel '92 e subito esaurito, è stato
copiato, fotocopiato e fatto marciare nel tempo: fino a che, proprio in
una copisteria, l'ha scovato il produttore Riccardo Tozzi e ne ha fatto un
film omonimo (2003, regia di Luca Lucini) che ha spinto la Feltrinelli a
ripubblicare il libro. Un successone. Bissato, adesso, da "Ho voglia
di te".
Moccia, i giovani si riconoscono nelle situazioni che lei
racconta, soprattutto nel linguaggio. Come raccoglie il suo materiale?
"Attraverso i provini per i casting televisivi. Ho lavorato anni per
Paolo Bonolis, intervistavo 1400 persone l'anno di ogni età e fascia
sociale. Quando scrivo chiudo gli occhi e risento quel parlato, le
espressioni più colorite che danno immagini. Commenti tipo "È forte
Luca Laurenti, m'acchiappa un casino", bestemmie ripulite come
"porca trota", espressioni surreali come "mannaggia alla
trota salmonata". Girando per l'Italia per promuovere i libri, mi
sono accorto che ogni piccolo paese ha il suo gergo: in Puglia marinare la
scuola si dice "fare x" (dal gesto di cancellare un giorno dal
calendario, a Sannicandro), "bruciare la scuola" a Maglie, a
Bari "fare pane" ("Domani che fai, fai pane?")".
Dal 92 a oggi, come è cambiato il linguaggio dei giovani?
"Innanzitutto subisce la corrente Internettiana, con termini del
mondo del 'micro', dei lead e dei chip, un gergo informatico e omologante.
Tutto è abbreviato: questi ragazzini digitano sulla tastiera tagliando,
come una sorta di stenografi da computer. Oggi le ragazze di 14 anni si
costruiscono da sole il loro blog, una piccola piattaforma per trovare
amici e considerazione. Ma è tutto virtuale, finto, e rivela una grande
solitudine".
Poi ci sono i tormentoni della Tv. Dal "brodo
primordiale" di Arbore a "Bella, frate'!"...
"L'effetto della tv è sempre più immediato, quando accade qualcosa
di nuovo subito si trasferisce nei comportamenti e nel vocabolario. Penso
a 'bella padella' di dj Francesco, a 'tricche e ballacche' con relativo
gesto dell'ombrello, coniato alla Fattoria".
E il look dei giovani, come si è trasformato nel tempo?
"Negli anni '70-'80 il vestire era molto più selettivo e preciso.
Oggi tutto è più confuso e omologato: Renzo Rosso, il boss della Diesel,
veste come un ragazzo di borgata. È un look più interclassista e
trans-età. A Genova una ragazza è venuta a invitarmi a parlare nella sua
scuola, aveva il bianchetto sulle palpebre, un top e gonna jeans con
volant di pizzo a vita bassa. Le ho risposto che avrei dovuto parlare
prima con la prof. E lei, serafica: "Ma la prof sono io!".
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